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giovedì 28 luglio 2011

carlos ruiz zafón, l'ombra del vento

daniel sempere è figlio di un libraio di barcellona, il quale nel 1945 porta il bambino a visitare un luogo che sembra uscito fuori da una fiaba, in cui il protagonista verrà in possesso di un libro che segnerà la sua vita in maniera indelebile. venendo a sapere che l'autore è praticamente sconosciuto, deciderà di mettersi sulle sue tracce, scoprendo piano piano il mistero di una vita tormentata, a cui tra l'altro, col tempo, la propria somiglierà sempre di più.
si tratta di un romanzo di sapore classico, ottocentesco, in cui si intrecciano delicatezza e crudezza, realismo e una punta di incredibile (che personalmente non ho apprezzato); ben scritto, molto scorrevole, godibile.
tuttavia la storia in sé mi ha lasciato poco, sia perché non racconta realmente niente di nuovo, sia perché alcune parti mi sono sembrate delle forzature, sia perché quello che dovrebbe essere il "colpo di scena" è troppo prevedibile... e infine perché come si può capire dalle mie altre recensioni, non è propriamente il mio genere di romanzo.
notevole la caratterizzazione dei personaggi secondari — sebbene sia raccontato in prima persona non posso dire lo stesso per il protagonista — anche se in certe occasioni questi rischiano di diventare macchiette.
è comunque una lettura piacevolissima, che trasporta e coinvolge, non posso dire che non mi sia piaciuto.
di seguito qualche estratto.

valerio evangelisti, il mistero dell'inquisitore eymerich

tre epoche diverse, collegate dal sottile filo di una verità che nessuno vuole accettare: così potrebbe essere riassunto, in poche parole, questo libro. è una fanta-storia di fanta-scienza, nel senso stretto del termine.
devo dire che mi ha colpita molto: è molto ben strutturato, scritto benissimo, e bisogna ammettere che la figura di eymerich è meravigliosa! un uomo di intelligenza acuta, tormentato da fobie e paranoia, freddamente spietato. sapientemente descritte sono anche le atmosfere delle tre epoche e luoghi.
ottima lettura!

PS: la copertina dell'edizione urania col libro non c'entra un cazzo!

martedì 26 luglio 2011

grazia valci, che ha detto il gatto? dizionario ragionato gattese-italiano


è ovviamente impossibile un vero e proprio dizionario della lingua dei gatti, sia per la ovvia difficoltà di mettere in forma scritta suoni particolari, sia perché non ci si può basare unicamente sulla propria esperienza con tre gatti, come mi sembra faccia l'autrice a dispetto di quanto scritto nella prefazione (o in quarta di copertina, non ricordo bene), in cui si legge di un numeroso quantitativo di testimonianze; in questo caso è più che altro un pretesto per un piacevole libricino sui nostri amati felini. va letto secondo me con cognizione di causa: è palese la passione di chi scrive per questi animali, ed è evidente che c'è un minimo di informazione dietro, la pecca secondo me è che proprio di un "minimo" si tratta. per quelle che sono le mie conoscenze, che comunque non sono quelle di un etologo o di un veterinario, ma semplicemente quelle di una che legge, ci sono diversi errori.
in definitiva, è un volumetto piacevole, ma da prendere per quello che è: un'esternazione di amore per i gatti, con poche pretese.

sto invecchiando?

negli ultimi giorni mi è capitato di rivedere certi luoghi che in un modo o nell'altro mi sono appartenuti, e di provare un forte sentimento, quasi di nostalgia, anche per quelli a cui in realtà associo ricordi non sempre positivi.
forse ho lasciato un pezzo di me in quei posti, ed è per questo che mi fanno un certo effetto.
parte di me vorrebbe tornarci, ricostruire quelle situazioni, quelle atmosfere, quelle età, e si dispera perché è una cosa impossibile da realizzare.
forse sì, lasciamo parte di noi in certi luoghi, e quel sentimento di nostalgia non è tanto per i luoghi in sé, quanto per quel pezzo di anima e di vita che è rimasto lì e che non sarà più nostro.
non pensavo potesse fare tanto male.

mercoledì 20 luglio 2011

rick riordan, percy jackson e gli dei dell'olimpo - il ladro di fulmini

senza spoilerare troppo, il protagonista è un ragazzino che scopre di essere figlio di un dio dell'olimpo greco, che lungi dall'essere mero mito è una realtà di fatto, con le sue divinità, le sue creature mostruose, e via discorrendo.
libro veloce, poco impegnativo, senza infamia e senza lode, ma nel complesso "caruccetto". bisogna avvicinarvisi con poche aspettative, secondo me.
è raccontato in prima persona, quindi in maniera piuttosto semplice, con delle punte di ironia che o si apprezzano come tali, oppure se si vuole per forza fare gli acculturati classicisti spocchiosi con la puzza sotto al naso, lo faranno facilmente storcere. carinissima a tal proposito — secondo me! — la descrizione di ares.
va detta una cosa, però: è harry potter. uguale uguale, anche in tantissimi, troppi dettagli; praticamente ci sono anche hermione, ron e il binario 9 e ¾, in questo l'autore è un po' spudorato. comunque mi dicono che nei volumi seguenti si depotterizza e migliora anche... considerando che è una lettura veramente molto veloce, penso che darò volentieri una sfogliata anche agli altri volumi se me ne capiterà l'occasione.
di seguito qualche estratto.

martedì 19 luglio 2011

isaac asimov, the complete robot

c'è una domanda che sarebbe venuto il momento di porsi: perché mi ostino a recensire i libri di asimov, se poi scrivo sempre le stesse cosse?
è un capolavoro. ogni racconto contenuto in questo libro lo è, e lo sono anche le introduzioncine dell'autore ad ogni sezione!
ma andiamo con ordine. si tratta della raccolta di tutti i suoi racconti sui robot, divisi in 7 gruppi, ovvero: some non-human robots, some immobile robots, some metallic robots, some humanoid robots, powell and donovan, susan calvin, two climaxes.
intriganti, commoventi, e tutti con almeno una briciola, se non un'esplosione, di puro genio. spiccano in particolar modo quelli in cui è presente susan calvin, uno dei suoi personaggi più riusciti.


he had never thought of himself as the hero type. then why? partly, of course, there was the threat of mercury prison. partly it was the awful reluctance to appear a coward in the eyes of those who knew him, that deeper cowardice that was behind half the bravery in the world.

«it is a difficult choice sometimes whether to feel revolted at the male sex or merely to dismiss them as contemptible.»

l'assenza di stress è meglio di un'estetista.

dopo 12 giorni col mio amore, posso dire con certezza una cosa: la pace fa bene alla pelle. rughe attenuate, discromie scomparse, e neanche un bollicino.
voglio vivere sempre così!

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