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giovedì 31 marzo 2011

ho bisogno di uno studio!

...una stanza da dedicare unicamente al lavoro, con un gran tavolo rettangolare e tantissimi cassetti, mensole e ganci o stecche, comunque dei cosi a cui appendere la roba.
tanta luce naturale proveniente da sinistra e una finestra che io possa aprire senza che mezzo mondo si faccia i cazzi miei!
in tutto questo un piccolo spazio per il computer in modo da poter ascoltare un po' di musica, o qualche film o serie tv (sì, perché guardare mentre lavoro non è una cosa che posso sempre fare, quindi più che altro ascolto).
e poi ancora cassetti, ripiani, mensole e ganci!

sigh...

giovedì 24 marzo 2011

oggi spesa. due domande:

1) ma le uova hanno intenzione di venderle anche con serratura e lucchetto a combinazione? io queste nuove confezioni di plastica chiusa a caldo non riesco ad aprirle, ogni volta rischio di rompere le uova... ha senso ingabbiare roba così delicata in confezioni impossibili da aprire senza incazzarsi?

2) ma il supermercato è il nuovo "centro", dove la gente passeggia a mezzo metro all'ora, beatamente chiacchierando del più e del meno, senza fare la spesa?
donnine, tornate ad intasare il centro, per favore. date noia anche lì, ma almeno via dei calzaioli è più larga delle corsie dell'esselunga e vi posso sorpassare.

giovedì 17 marzo 2011

150° anniversario dell'unità d'italia

grande festa.
e tra quelli che sputano sul tricolore e quelli che lo sventolano oggi per poi dimenticarlo fino ai prossimi mondiali di calcio, gli italiani non perdono neanche questa occasione per dare il peggio di sé stessi.

viva l'italia? forse.
di sicuro non gli italiani.

michael ende, la storia infinita

letto in una manciata scarsa di giorni, per rimediare ad una mia "mancanza": non ho capito perché, quando ero piccola, abbia dovuto leggere libri pallosissimi e di una tristezza disarmante invece di cose di questo genere.
sì, è un libro "per bambini", ma è apprezzabilissimo anche da un adulto che abbia conservato un minimo di spirito "bambino".
la storia più o meno si sa, chi non ha visto il film? anche se va detto che quello racconta solo la prima, splendida, metà del libro. devo dire che la seconda metà del libro mi è piaciuta meno, anche se il motivo per cui questo è successo è funzionale alla storia: il protagonista diventa un ragazzetto veramente odioso! questo ovviamente, fino a poco prima della fine, in cui tutta la trama ha la sua risoluzione, come è ovvio che sia.
il modo in cui il libro stesso che si ha in mano entra a far parte della storia e contribuisce a renderla "infinita" credo sia una delle trovare più geniali di tutti i tempi.
di base comunque è la fantasia la vera protagonista del romanzo: lo ha creato, ha creato la storia e la storia dentro la storia in un gioco di scatole cinesi, e quello che insegna è il rispetto e l'amore per l'immaginazione.
leggere un libro come questo, da piccola, mi avrebbe fatto benissimo: mi avrebbe permesso di liberare la mia fantasia, invece di ingabbiarla come invece è successo. tutt'ora litigo con la realtà perché è troppo scialba, e infatti ho sentito profondamente mia questa frase:

non si era mai potuto convincere che la vita dovesse essere così grigia e indifferente, così priva di misteri e di miracoli, come tutti affermavano quando dicevano rassegnati: così è la vita!

fatelo leggere ai vostri figli al posto di, che so, quella mattonata immonda del libro cuore. vi ringrazieranno e avranno voglia di leggere ancora (per cuore potranno solo maledire voi e tutti i libri del mondo... e sarebbe difficile dar loro torto).

mercoledì 16 marzo 2011

uno mètolo

quando lavoravo al negozio non era tutto completamente nero, ogni tanto succedevano cose piacevoli, e ho avuto modo di entrare in contatto con delle belle persone. erano poche, ma oltre ai rompipalle irrispettosi, c'erano anche loro.
una era "uno mètolo".
non ho mai saputo il suo nome, però veniva spesso, e siccome mi chiedeva ogni volta "uno mètolo" (un metro) di un qualche cordino, l'avevo, dentro di me, soprannominata così. parlava italiano pochissimo, e sapeva poco anche di inglese, però alla fine ci intendevamo. era sempre gentilissima, sorridente e tanto dolce.
un giorno arrivò al negozio, mi preparai a servirla, ma in qualche modo che ora non ricordo mi disse che non era venuta a prendere niente, poi dopo aggiunse: «io domani torno giappone». mi lasciai scappare un «nooo!»: mi dispiaceva veramente. le chiesi se avesse intenzione di tornare, disse che magari un giorno sarebbe tornata, ma solo in vacanza, non per studiare. probabilmente la pregai di tornare in italia e tornare a trovarmi.
non era venuta solo per salutarmi, ma, addirittura, per portarmi un paio di pensierini: una scatolina con delle veline di carta, del genere da passare sul viso per assorbire il sebo, firmata hello kitty, e un fazzolettino, per lei «asciugamano», con su disegnate piccole bambole daruma che se non ricordo male mi disse essere «portafortuna giapponese».
dopodiché volle farsi anche delle foto insieme a me.
ovviamente rimasi impressionata da tanta dolcezza. non è che avessi fatto chissà cosa per lei, a parte, beh, il mio lavoro. forse il fatto che mi piacesse avere a che fare con lei era più evidente di quanto pensassi, non so.
la scatolina con le veline si è un po' sciupata a stare in borsa, quindi sta a casa, ma il fazzolettino l'ho sempre portato con me da quel giorno.

ora leggo le notizie dal giappone e mi chiedo come stia la mia "uno mètolo", dove abitasse, se sia ancora viva... purtroppo non lo saprò mai, ma non posso fare a meno di pensare che molto probabilmente avrebbe avuto più bisogno lei di un portafortuna, che non io.


per quel che vale, grazie per tutto ciò che mi hai dato.
un bacio...

giovedì 10 marzo 2011

richard dawkins, il gene egoista

meraviglioso! ammetto di averci messo un po' a finirlo, perché alcune parti mi sono risultate poco scorrevoli, tuttavia ho trovato questo libro una lettura illuminante!
l'autore vuole spiegare la teoria dell'evoluzione tuttavia correggendo quello che ritiene un errore, ovvero il considerare soggetto e oggetto della selezione naturale la specie, il gruppo o l'individuo, anziché il gene. si pone infatti l'obiettivo di mostrare la teoria evolutiva da questo punto di vista, quello del gene "egoista" il cui unico interesse è favorire la propria sopravvivenza, non quella dell'individuo o tantomeno della specie, che anzi possono essere al massimo considerati come "veicoli" per la sopravvivenza (tramite replicazione) del gene.
dawkins mostra così come molti fenomeni biologici apparentemente difficili da spiegare diventino di più facile comprensione se osservati da questo punto di vista.
non solo, ma è in questa opera che viene introdotto per la prima volta il concetto di meme (che, come nota lo stesso autore, si è rivelato esso stesso un ottimo meme!), e con esso apre gli occhi, volendo, anche a nuove interpretazioni della nozione stessa di vita.
tra l'altro, diverse cose di cui avevo letto nel libro di coco, tipo la teoria dei giochi, le ho trovate spiegate in maniera più comprensibile in questo libro, il che non mi ha potuto fare altro che piacere.
quanto alla forma, è per mia fortuna puramente divulgativa, comunque tutt'altro che superficiale; in generale ogni singolo paragrafo è denso di informazioni, difficilmente dawkins si perde in curiosi aneddoti - come fa ad esempio morris, ed è stato probabilmente questo, oltre a un po' di pigrizia, il motivo principale per cui mi ci è voluto più tempo del normale a finire di leggere questo libro.
bello, bello, bello.
di seguito qualche estratto.

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